Venerdì 16 gennaio 2015, alle ore 20,30 partirà da Piazza Castello a Vicenza una fiaccolata organizzata dal Movimento ¯No Dal Molin». Una mobilitazione contro le imposizioni dall’alto che impediscono il processo democratico e partecipativo della città di Vicenza.
Era il 16 gennaio 2007 quando il governo Prodi diede il via libera alla costruzione della base militare americana al Dal Molin. «A otto anni da quella giornata si sta verificando tutto quello che avevamo previsto sugli effetti della presenza delle servitù militari nella nostra città; stupri e violenze che i militari statunitensi compiono sulle donne e l’impunità di cui godono, la devastazione ambientale e idrogeologica causata dalla costruzione di milioni di metri cubi di cemento al Dal Molin, l’addestramento delle polizie di paesi europei e africani sui colli berici, la propaganda portata nelle scuole dal Coespu sono solo alcuni degli aspetti che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni» spiegano gli organizzatori.
«C’è un aspetto fondamentale che però ha contraddistinto quel periodo e che in questi giorni si sta riproponendo a Vicenza in maniera ancora più grave, se possibile. Stiamo parlando della mancanza totale di un processo conoscitivo e informativo oltreché democratico e partecipativo riguardo alle grandi opere che interessano la città. Si tratta del progetto del Tav, sul quale il Comune sta correndo più veloce del treno per votare la sua approvazione nel più breve tempo possibile. Non è previsto nessun incontro con i cittadini dei quartieri coinvolti, nessun approfondimento e nessuna analisi sui disagi e sui danni che un’opera di tale portata provocherà a decine di migliaia di persone».
Ed ancora: «Questo è il nodo centrale che unisce i due progetti devastanti come appunto la base al Dal Molin e il quadruplicamento della linea ferroviaria ma in modo particolare tutto quello che sta intorno ad essa; due nuove stazioni, interramento di binari, gallerie e un by-pass idraulico sotto Monte Berico, nuove rotatorie e ponti sui fiumi e così via. Un’altra frattura che si sta creando tra i cittadini e quelli che dall’alto impongono questi progetti, con il Comune di Vicenza stavolta come protagonista e complice».
Per questo gli organizzatori ritengono fondamentale tornare a mobilitarsi, per esprimere lo sdegno verso le imposizioni che questa città continua a subire.